Stop TTIP! I cittadini europei e americani dicono no all’ultima follia del libero commercio

Proteste contro il TTIP davanti alla sede della Commissione Europea
Proteste contro il TTIP davanti alla sede della Commissione Europea - Bruxelles, 13 marzo 2014, Foto Tricarico/Re:Common

[di Antonio Tricarico] da Bruxelles

Finalmente la protesta della società civile arriva fuori dalle stanze di coloro che a Bruxelles decidono le sorti dell’Europa. Questa mattina Re:Common ha partecipato alla mobilitazione organizzata dall’Alleanza D19-20, l’Alter Summit, la rete Seattle to Brussels, la rete europea di ATTAC e Blockupy davanti agli uffici della direzione generale per il commercio internazionale della Commissione europea, mentre si svolgevano ancora una volta in segretezza i negoziati tra Ue e Stati Uniti per la creazione della più grande area di libero scambio del pianeta.

Alla manifestazione erano presenti anche gruppi della società civile statunitense, che sempre più si stanno coordinando con le reti europee nel promuovere una resistenza transatlantica all’accordo. Il cosiddetto TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership – si prefigura come l’attacco finale alla democrazia e alle normative ambientali e sociali del Vecchio Continente.

Il negoziato viene promosso come la soluzione alla crisi economica che ancora attanaglia l’Europa e che ha già portato drastici tagli ai servizi pubblici, il tutto a vantaggio dei soliti noti del settore finanziario. Le stesse ricerche della Commissione europea mostrano che con il TTIP in vigore il Pil crescerebbe solo dello 0,05 per cento, con una creazione di un numero irrisorio di nuovi posti di lavoro.

Invece di portare benefici tangibili ai cittadini di entrambe le sponde dell’Atlantico, il TTIP rappresenta un attacco senza precedenti alle normative sociali, ambientali ed economiche tramite nuove deregolamentazioni e privatizzazioni, a vantaggio solamente degli interessi delle lobby economiche e finanziarie rappresentate dal Business Europe e dalla Camera di Commercio americana. A beneficiarne, infatti, sarebbero quei settori industriali che hanno già posizioni dominanti nei mercati globali, a scapito delle piccole imprese e di interi comparti già in crisi.

I negoziati continuano a svolgersi in totale segretezza tra governi e grande industria. I cittadini possono solamente farsi un’idea di che cosa sta accadendo quando trapelano alcuni documenti, che mostrano piani sconvolgenti. Per esempio si parla di istituire tribunali privati di arbitrato che permetterebbero alle multinazionali di portare in giudizio i governi le cui azioni mettono a rischio i profitti futuri delle imprese, senza per far ciò dover passare per la giustizia ordinaria nazionale ed europea. Oppure si prefigura l’istituzione di un nuovo organo sovranazionale che permetterebbe al grande business di avere potere decisionale sulla definizione di ogni legislazione futura, rendendo superfluo il lavoro di qualsiasi Parlamento.

Il TTIP è l’ultima mossa disperata della Commissione Europea, la cui strategia di dominio sul commercio internazionale sta fallendo miseramente. L’Europa è così pronta a svendersi in ogni modo agli Stati Uniti pur di creare una nuova “Nato economica”, che abbia più forza per imporre gli standard commerciali e normativi ai paesi emergenti. Fermare il TTIP si può e si deve!

vai al sito della campagna Stop TTIP: http://stop-ttip-italia.net/

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