Salviamo l’Hotel Bauen!

Hotel Bauen, Buenos Aires
Hotel Bauen, Buenos Aires, foto di Diego Torres Silvestre (CC-BY-2.0), flickr.

[di Dario di Nepi]

L’Hotel Bauen di Buenos Aires, situato nel pieno centro della capitale argentina, è autogestito ed occupato da ormai più di 11 anni da parte dei suoi lavoratori. La storia recente dell’Hotel infatti è un tipico racconto dell’Argentina post 2001. L’impresa Bauen, di proprietà dell’imprenditore Marcelo Iurcovich, fallisce nel 2001 e di conseguenza licenzia tutti i propri lavoratori. Solamente due anni dopo, quegli stessi lavoratori formano la cooperativa Bauen, occupano l’Hotel e riprendono l’attività mettendo al centro delle proprie pratiche l’autogestione economica anziché il profitto per l’imprenditore.

L’Hotel continua a funzionare a lungo senza problemi, ma è notizia di qualche giorno fa il pendente ordine di sgombero da parte della giustizia argentina. Sembra infatti che la società Mercoteles reclami la proprietà dell’Hotel in virtù di un accordo di vendita stipulato con i vecchi padroni. Secondo i lavoratori della cooperativa però le cose non sono affatto così lineari: la Mercoteles SA infatti comprò l’immobile nel giugno 2001, quando era in corso il processo per il fallimento della Bauen e l’immobile era sequestrato. Elemento ancora più “curioso” è il fatto che il responsabile legale della Mercoteles è Hugo Iurcovich, figlio di Marcelo, responsabile del fallimento del 2001 e del licenziamento dei lavoratori. La continuità tra le due società è quindi evidente.

Ma gli scheletri nell’armadio degli Iurcovich non si fermano agli anni 2000. L’Hotel infatti venne costruito in occasione dei mondiali di calcio del 1978, che videro l’Argentina della dittatura militare come Paese ospitante. Per costruirlo Iurcovich padre chiese un prestito al Banco Nacional de Desarrollo e lo ottenne solamente grazie all’approvazione di Carlos Lacoste, uno dei membri della criminale giunta militare allora al potere. Il prestito non venne mai restituito dall’impresa, si trattò di fatto di un regalo della dittatura. Un regalo che, una volta caduta la giunta militare, venne portato in tribunale ed è tuttora in giudizio presso la Corte Suprema argentina, con alle spalle una sentenza di primo grado del 2007  della Camera de Apelaciones che condanna gli Iurcovich a pagare 8.616.234 pesos (circa 800mila euro) allo Stato per la mancata restituzione del prestito.

Al di là delle questioni legali, il dato politico è che ancora una volta si mette in discussione un esperienza di autogestione e recupero da parte dei lavoratori, una modalità diversa ed efficace di uscita dalla crisi economica che colpì l’Argentina nel 2001, per favorire un gruppo imprenditoriale che non solo ha portato al fallimento l’Hotel, ma aveva dei legami strettissimi con la dittatura militare ed è tuttora debitore dello Stato e quindi dell’intera collettività.

Dal canto loro i lavoratori hanno già dichiarato che non se ne andranno dall’Hotel e hanno lanciato per il 15 e 16 Aprile due giornate di lotta e solidarietà internazionale con la loro vertenza. Inoltre la cooperativa sta portando avanti una serie di progetti di legge di espropriazione dell’immobile che puntano a far dichiarare l’Hotel di proprietà pubblica e ad affidarlo in comodato d’uso alla cooperativa che l’ha tenuto in vita in questi anni, salvando 130 posti di lavoro.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici