
Oggi i ministri della Giustizia dell’UE si riuniscono a Bruxelles per discutere delle regole comuni sulla protezione dei whistleblower (delatori). Ma, come riporta in un articolo pubblicato oggi il portale www.euobserver.com, ci sarebbero forti resistenze da parte rappresentanti di vari paesi membri. Una conferma dell’attuale fase di difficoltà arriva in maniera indiretta da una nota della stessa UE, che parla di “incontro che serve per generare una discussione”. Come dire non vi aspettate passi avanti significativi, perché non ce ne saranno.
Eppure queste regole sono assolutamente necessarie, come ha ribadito a EU Observer Antoine Deltour, il whistleblower protagonista di LuxLeaks.
“Mai come in questo caso il concetto di interesse pubblico può essere interpretato in modo molto diverso a seconda se si dispone di un punto di vista europeo o un punto di vista interno”, ha detto Deltour.
Deltour, insieme a Raphael Halet, lavorava per la PriceWaterhouseCoopers, una delle principali società di consulenza finanziaria. Prima di licenziarsi, nel 2010, i due analisti avevano scaricato sui loro computer migliaia di documenti riservati. Contratti sugli accordi fiscali stretti tra il governo del Lussemburgo, al tempo guidato dall’attuale numero uno della Commissione europea Jean Claude Juncker, e 340 multinazionali, da Pepsi a Ikea, da Apple ad Amazon, da Fiat a Starbucks.
Pubblicati nel 2014 in maniera congiunta da alcuni giornali internazionali, i documenti hanno dimostrato come il Lussemburgo sia riuscito nel tempo a diventare il paradiso fiscale preferito dalle più famose aziende. Un successo ottenuto attirando le grandi imprese attraverso contratti segreti e imposte quasi insignificanti. Con evidente danno per le casse di vari paesi europei.