
di Luca Manes – pubblicato su pagina99.it
Dall’altra parte del mondo, per la precisione in Papua Nuova Guinea, si sta scrivendo l’ennesimo capitolo sulle malefatte delle grandi compagnie petrolifere nei confronti delle popolazioni locali. O meglio è già stato scritto il 24 gennaio 2012, quando una frana originata da una cava di pietra di proprietà della statunitense ExxonMobil ha provocato la morte di 27 abitanti di un villaggio locale.
Dalla cava viene estratta pietra parzialmente utilizzata per l’impianto di liquefazione del gas, la pipeline e altre opere accessorie, tutte facenti capo all’impresa con sede nel Texas. Si stima che solo per approntare il gasdotto, lungo 600 chilometri, saranno distrutti centinaia di ettari di foresta tropicale.
In base a quanto sta emergendo dai vari resoconti giornalistici, la Esso Highlands Limited, sussidiaria locale della ExxonMobil, avrebbe provveduto a ricostruire le strade per la cava direttamente sulle macerie, senza nemmeno disseppellire i cadaveri. Un atto che ha ovviamente scatenato la rabbia della comunità locale. Per “tenerla a bada” la oil corporation ha ingaggiato delle guardie private, esasperando ancor di più una situazione molto tesa. Anche perché, come ha riportato la Reuters, le responsabilità per lo smottamento sarebbero da addossare alla Esso Highlands Limited e alla sua cattiva gestione della cava. La compagnia nega, asserendo che sarebbe stata colpa di precipitazioni molto intense e protrattesi per alcuni giorni. Invece secondo le prove in possesso della Reuters le cose sarebbero andate in ben altro modo.
L’agenzia di stampa è infatti entrata in possesso di un rapporto confidenziale redatto prima dell’incidente dall’agenzia di credito all’export statunitense Exim-Bank, in cui si certificavano varie mancanze e violazioni delle procedure interne da parte della controllata dell’ExxonMobil, tanto da paventare possibili crolli e auspicare una chiusura immediata della cava.
A proposito della Exim-Bank, il coinvolgimento dell’agenzia governativa a stelle e strisce non si può certo definire marginale: per l’intero progetto di liquefazione del gas ha infatti prestato alla ExxonMobil ben tre miliardi di dollari (sui 19 totali necessari), un record per i suoi 75 anni di storia e una decisione giunta solo quattro giorni prima del discorso di Barack Obama alla conferenza sul clima di Copenaghen.
Nonostante in precedenza fosse stata “avvertita” da varie Ong dei pericoli collegati alla realizzazione dell’opera e ai suoi impatti sulle emissioni globali, la Exim-Bank è andata dritta per la sua strada, di fatto violando le sue stesse politiche interne, viste le controverse vicende che hanno segnato la storia del progetto.
Adesso si attende il risultato dell’indagine iniziata dopo la denuncia alle autorità locali da parte dei sopravvissuti alla tragedia del 2012. Alle promesse di rimborsi milionari fatte dal governo negli ultimi due anni ha fatto seguito solo un aumento della presenza delle forze di polizia e di contingenti militari in tutta l’area.