
Si sono da poco conclusi gli incontri annuali di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale a Lima, in Perù. Una buona occasione per riparlare di alcuni dei “chiodi fissi” dei banchieri di Washington, in particolare l’ultra-decennale sostegno di grandi impianti idroelettrici.
Per esempio la diga di Nam Theun 2, in Laos. Progetto approvato dieci anni fa, in un frangente in cui la World Bank si stava impegnando molto per rilanciare questa tipologia di opere. Nam Theun 2 era il modello da seguire, il fulgido esempio da copiare e ricopiare. Tesi che i banchieri di Washington continuano a sostenere dopo un paio di lustri, dal momento che ora stanno sbandierando ai quattro venti il successo del progetto. Le cose non starebbero proprio in questi termini, a detta degli esperti della Ong statunitense International Rivers, dal 1985 impegnati nella durissima battaglia per tutelare e in alcuni casi salvare i principali corsi d’acqua del Pianeta.
Il 95% dell’energia prodotta da Nam Theun 2 viene esportata in Thailandia e, come ammette la stessa Banca mondiale, almeno metà dei proventi della vendita non sarebbero usati per programmi di finalità sociale. Ovvero, gli effetti positivi in termini di lotta alla povertà in uno dei paesi più indigenti dell’Asia sarebbero quanto meno parziali.
Un altro falso mito sembra essere quello delle comunità che vivono in migliori condizioni di vita dopo la realizzazione dell’opera. La World Bank ha addirittura “investito” 40 milioni di dollari per programmi di reinsediamento, tanto che in effetti le abitazioni fornite ai soggetti sfollati sono dotate di energia elettrica e acqua corrente. Ma queste stesse persone non possono più coltivare i campi o portare le bestie al pascolo come erano abituate a fare in precedenza perché i terreni dove sono stati trasferiti sono troppo angusti. Hanno, in buona sostanza, perso le loro fonti di sostentamento.
Ma forse uno dei dati più allarmanti della vicenda di Nam Theun 2 è relativo alle conseguenze sulle popolazioni a valle dello sbarramento. Ben 120mila sono i laotiani che stanno patendo una costante riduzione delle riserve ittiche e un impoverimento delle piantagioni di riso.