
La Corporaciòn Dinant è una compagnia honduregna attiva in tutto il Centro-America nella produzione di cibo e olio di palma. In Honduras, paese che vive da anni una enorme instabilità politica e sociale, la Dinant è nell’occhio del ciclone per il suo coinvolgimento in ripetuti casi di violazioni dei diritti umani.
Per portare avanti la sua attività, a dir poco controversa, l’azienda ha beneficiato di finanziamenti da parte di un’istituzione multilaterale come la Banca mondiale. La quale adesso deve fare i conti con un suo rapporto interno che mette nero su bianco le colpe dell’ente guidato dal presidente Jim Yong Kim. Colpe che non sono trascurabili, anzi. La Banca non avrebbe rispettato le sue politiche intese a proteggere i diritti delle comunità indigene, non sarebbe stata in grado di comprendere il particolare contesto sociale in cui operava la Dinant e non avrebbe fornito informazioni di importanze vitale alle popolazioni locali, non consultate adeguatamente in merito al progetto sostenuto.
Nel dettaglio parliamo della coltivazione di olio da palma nella Valle di Aguàn, dove si sono verificati omicidi, rapimenti e allontanamenti forzati di piccoli contadini. L’organo ispettivo della World Bank che ha esaminato il caso riferisce nel suo rapporto di 102 persone uccise negli ultimi quattro anni, ovvero dal golpe che ha portato alla destituzione del presidente Manuel Zelaya, e sostiene che almeno 40 siano legati in qualche maniera alla Dinant e alle sue forze di sicurezza.
Fatti che non possono non creare imbarazzo alla Banca, che alla compagnia honduregna guidata dall’uomo d’affari più ricco e potente del Paese, Miguel Facusse, ha concesso un prestito di 30 milioni di dollari, per la metà già versato nel 2009. In totale assenza delle minime condizioni di fattibilità, come ha decretato l’indagine interna.
La società civile internazionale ha subito chiesto conto della situazione al presidente Kim, dipinto da più parti nei giorni della sua nomina nel 2012 come un convinto filantropo e l’uomo giusto per rendere più vicina alle popolazioni indigenti del Pianeta l’istituzione che governa. Piccolo inciso, la missione della Banca mondiale consiste proprio nello sconfiggere la povertà, ma negli ultimi decenni è sembrata più interessata a fare affare con i privati.
Ora potrebbe fare pressioni sulla Dinant affinché venga fermato ogni tipo di violenza e sia risolto in maniera pacifica qualsiasi tipo di contesa sui diritti di proprietà dei terreni interessati dal progetto. Kim dovrebbe quindi sospendere i finanziamenti all’impresa e intraprendere azioni disciplinari nei riguardi dei membri dello staff della Banca che hanno agito violando le stesse linee guida dell’ente. Lo farà? Ne va della sua credibilità e di quella di un istituzione sempre meno affidabile.
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