
[di Antonio Tricarico]
Mentre in Italia si prepara alacremente il primo governo Renzi, in Europa si giocano diverse partite che rischiano, come successo spesso in passato, di scavalcare i tempi della politica nel nostro paese. Negli ultimi giorni si è riaccesa la battaglia sul negoziato per l’istituzione di un’unica tassa sulle transazioni finanziarie – meglio nota con l’acronimo inglese Ftt – negli 11 paesi membri che hanno avviato una cooperazione rafforzata per questo fine.
Anche in questo caso è un’Europa a due velocità, con l’asse franco-tedesco a farla da padrone. Domani al vertice tra gli esecutivi dei due paesi la materia sarà discussa in dettaglio. La Grosse Koalition teutonica ha confermato a chiare lettere nel programma di governo l’istituzione della tassa nel 2014 a livello europeo, almeno nei paesi che l’hanno voluta. I francesi, che l’hanno implementata soltanto in parte a livello nazionale già nel 2013 – escludendo i famigerati prodotti finanziari derivati, motore della speculazione sui mercati – negli ultimi mesi hanno iniziato a tentennare, dichiarando che oltre la legislazione nazionale non si va.
Un paradosso che vede oggi il socialista Hollande più attento alle sirene (lamentose) dei mercati finanziari e dei trader europei, che il nuovo governo Merkel. In questo gioco l’Italia sarebbe chiamata a giocare un ruolo di una certa importanza. Dal primo luglio avrà la presidenza di turno dell’Ue e dovrebbe facilitare un accordo, che si spera sia al rialzo. Ad oggi però i timori sono che Roma si accodi all’asse francese dei prudenti, più che a quello tedesco. Per questa ragione centinaia di organizzazioni della società civile italiana ed europea hanno scritto al ministro uscente Fabrizio Saccomanni – da sempre contrario alla tassa – per evitare che l’Italia freni nel negoziato. Rimane da vedere chi prenderà il posto di comando in Via XX Settembre, ma è sempre forte il rischio che il governo Renzi abbia un ministro anti-Ftt, che agiti la scusa infondata che la tassa renderebbe più difficile il rifinanziamento del debito pubblico. Allo stesso tempo in queste ore un tweet-bombing degli attivisti per la tassa sta colpendo l’Eliseo.
Nella visione di Berlino la strada per attuare la tassa è già segnata, in tre stadi le cui scadenze attuative devono essere siglate con un accordo internazionale vincolante: prima alcuni derivati e beni finanziari collegati; poi altri prodotti ed obbligazioni, inclusi i titoli di Stato; quindi le valute.
Con il lancio di un video in cui compaiono varie celebrità votate alla causa della tassa sulle transazioni finanziarie, oggi Oxfam ha ricordato che è in ballo un gettito di 37 miliardi di euro l’anno. Con cui si potrebbe fare tanto per uscire dall’austerità e lottare contro i cambiamenti climatici e la povertà. Per questo la società civile europea ha avviato una raccolta di firme online per raggiungere quota un milione e promuovere una Ftt efficace. E’ giunto il momento di tassare ferocemente, “alla Robin Hood”, la finanza speculativa che continua indisturbata ad accumulare ricchezza anche in tempo di crisi.