
Un gruppo composto da 27 organizzazioni e associazioni della società civile europea, tra cui Re:Common, ha scritto oggi al presidente della Banca europea per gli investimenti (BEI) per chiedere che l’istituzione non finanzi il Corridoio Sud del Gas (link alla lettera). L’immensa pipeline, lunga 3.500 chilometri, porterà il gas azero fino alle coste salentine tramite tre mega-tronconi. La BEI sta valutando di concedere un finanziamento di 2 miliardi di euro per l’ultimo tratto del gasdotto, il Trans Adriatic Pipeline, che in Italia abbiamo imparato a conoscere con l’acronimo TAP.
Nella lettera si evidenziano una serie di aspetti controversi che dovrebbero convincere la banca di sviluppo dell’Unione europea a non accordare quello che potrebbe rappresentare il prestito più ingente della sua storia.
Tra questi:
- L’Azerbaigian è uno dei partner più discutibili dell’Unione europea. È risaputo che il regime del presidente Aliyev ha un pessimo record sui diritti umani e non si crea scrupoli a reprimere con forza ogni forma di opposizione politica. Fare affari con Baku è in aperta contraddizione con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che vincola la Banca europea per gli investimenti a non finanziare progetti che violano i diritti umani. Un tema che è stato sollevato lo scorso settembre anche dal Parlamento europeo con un risoluzione che chiedeva la sospensione del sostegno economico al regime azero.
- Anche dal punto di vista fiscale ci sono molti aspetti di grande opacità, dal momento che il consorzio costruttore del TAP è registrato a Baar, un cantone svizzero, paese noto per essere un paradiso fiscale.
- Il processo di autorizzazione del TAP è stato caratterizzato da molti aspetti poco chiari, tanto da scatenare le proteste della popolazione locale e dalle istituzioni pugliesi, le quali lamentano una mancanza di trasparenza sia nelle determinazioni del governo che l’inosservanza di oltre 50 prescrizioni inserite nella Valutazione di Impatto Ambientale.
- La mancanza di coerenza con i propositi della Banca di impegnarsi contro i cambiamenti climatici, come stabilito alla recente COP di Parigi. Trasportare altro gas tramite il Corridoio Sud metterebbe in serio pericolo gli obiettivi dell’Unione europea di instradare un serio processo di riduzione delle emissioni di CO2.
- Come dimostrano le stesse previsioni dell’Unione europea per i prossimi 35 anni, la domanda europea di gas è in costante diminuzione. C’è quindi la possibilità nemmeno troppo remota che il Corridoio Sud possa rimanere inutilizzato e che diventi l’ennesima opera inutile pagata con il denaro dei cittadini del Vecchio Continente.
Come firmatari della lettera, noi di Re:Common crediamo che il Corridoio Sud del Gas sia una delle più grandi e controverse infrastrutture a essere in fase di progettazione al momento in Europa. Un finanziamento della portata di 2 miliardi di euro non tiene conto degli enormi rischi ambientali e geopolitici esistenti. Motivo per cui ribadiamo la nostra richiesta di non garantire soldi pubblici per il TAP.