
La candidata alla presidenza cilena Michelle Bachelet non vuole le dighe in Patagonia. È quanto si evince da un cartellone apparso nelle ultime settimane in cui l’ex presidentessa fra il 2006 e il 2010 si trova al fianco del senatore Guido Girardi con accanto la scritta “Somos Patagonia sin Represas”.
Ovvero, siamo Patagonia senza dighe. In una successiva intervista al quotidiano cileno “El Mercurio de Antofagasta”, la Bachelet ha confermato la sua contrarietà al progetto dell’Endesa (controllata dell’Enel) e della Colbun (che insieme costituiscono il consorzio HidroAysén) di costruire cinque impianti idroelettrici sui fiumi della Patagonia Pascua e Baker.
“Credo che non sia fattibile, ci sono soluzioni alternative e lavorerò in questa direzione qualora dovessi essere eletta”. Con queste parole la Bachelet, che durante il precedente mandato aveva avuto una posizione molto ambigua sulla realizzazione dell’opera, di fatto avallando la continuazione del suo iter amministrativo, ha lasciato intendere che al posto dell’idroelettrico il Cile può puntare su fonti energetiche alternative.
Nel Paese latino americano vari sondaggi dimostrano come la maggioranza della popolazione sia contraria all’opera (nell’ultimo la percentuale è salita al 62 per cento), contestata da anni anche con numerose manifestazioni di piazza.
In occasione delle prossime elezioni presidenziali e parlamentari (in programma a novembre) è stato creato un sito web – http://www.votasinrepresas.cl/ – in cui i candidati “ci mettono la faccia” e dichiarano pubblicamente di essere contrari alle dighe e di impegnarsi affinché la politica energetica del Paese sia improntata alla sostenibilità, agli interessi comuni e non ai profitti dei privati e soprattutto non abbia devastanti impatti socio-ambientali come quello ideato dall’HidroAysén. Gli ultimi sondaggi danno la Bachelet (candidata del centro-sinistra) in netto vantaggio rispetto all’esponente del centro-destra Evelyn Matthei per succedere a Sebastian Piñera, sempre dichiaratosi a favore del progetto.