La fine del carbone a Vado Ligure e la battaglia di giustizia che continua

Centrale di Vado Ligure. Foto Luca Manes/Re:Common

[di Antonio Tricarico]

Lo scorso lunedì il consiglio di amministrazione della Tirreno Power – controllato al 50 per cento dalla multinazionale francese Engie e per l’altra metà dalla italiana Sorgenia – “ha stabilito che non ci sono le condizioni per prevedere la ripartenza dopo oltre due anni di sequestro giudiziario[1] e sancito la chiusura definitiva dei gruppi a carbone di Vado Ligure.

Una vittoria storica per tutti quegli abitanti di Vado, Quiliano e Savona che da più di un decennio si sono battuti con dignità e determinazione per fermare il disastro ambientale e sanitario causato dalla combustione della polvere nera nella centrale sulla riviera di Ponente.

Nel 2014 il giudice di Savona Fiorenza Giorgi aveva, infatti, dato ragione alle richieste degli abitanti con la decisione senza precedenti di sequestrare cautelativamente i gruppi a carbone dell’impianto perché “il reato contestato prevede, come sua ipotesi sicuramente più grave, l’ingente danno alla salute provocato dal dimostrato aumento dei ricoveri ospedalieri e del numero dei decessi riconducibile direttamente alla presenza della centrale”[2].

Alla chiusura delle indagini penali sul caso, il pubblico ministero Francantonio Granero di Savona ha formulato l’accusa di disastro ambientale doloso e di omicidio colposo plurimo di più di 400 persone morte per malattie respiratorie e cardiovascolari – che sarebbero collegate all’inquinamento della centrale – a carico di ben 86 tra amministratori locali e manager di azienda a vario titolo[3]. Con la decisione di lunedì della Tirreno Power, cala definitivamente il sipario sulle due vecchie unità a carbone da 330 megawatt, impiegate, secondo la pubblica accusa, in violazione delle normative ambientali con la complicità degli amministratori locali.

Re:Common, che insieme a tanti gruppi in Italia ha sostenuto la battaglia della Rete Savonese Fermiamo il Carbone – collaborando a livello internazionale con Les Amis de la Terre in Francia per quel che riguarda le responsabilità dell’Engie – esprime la sua soddisfazione per questa decisione. Un provvedimento dovuto da molto tempo, ma che Re:Common considera solo il primo passo nella giusta direzione.

Rimane, infatti, da capire cosa intende fare la Tirreno Power per il risanamento dell’area industriale e la sua riconversione sostenibile, per dare un futuro dignitoso anche alla manodopera locale che, dopo aver rischiato silenziosamente per anni la propria salute, oggi potrebbe di essere lasciata per strada o nelle mani di un ipotetico intervento governativo. Alla ILVA, tanto per capirsi.

L’azienda dichiara genericamente che “ha avviato un progetto di re-industrializzazione del sito, volto a favorire l’insediamento di nuove aziende con l’obiettivo di contribuire alla ricerca di soluzioni che possano offrire un futuro occupazionale ai lavoratori e una prospettiva di sviluppo al territorio”[4]. Ad oggi tale progetto, così come il piano industriale della stessa Tirreno Power, però non sono stati resi pubblici.

In diversi dubitano che addirittura esistano. E’ forte, invece, il rischio che la società, ancora in difficoltà finanziaria nonostante la generosa ristrutturazione del debito di cui ha beneficiato da dieci banche alla fine del 2015, alla fine si potrebbe trovare costretta a vendere non solo le aree industriali, ma anche l’autorizzazione ambientale integrata già ottenuta per la realizzazione di una nuova unità a carbone da 460 megawatt sempre a Vado Ligure.

La giustizia farà il suo corso – ed è attesa a giorni la richiesta di rinvio a giudizio per alcuni degli indagati – ma nel frattempo è cruciale che la società civile rimanga vigile per porre fine definitivamente a qualsiasi piano a carbone di chiunque potrebbe arrivare a Vado Ligure; nonché per sgombrare il campo da progetti fantasiosi quanto dannosi, quali un inceneritore per i rifiuti della vicina discarica oggi quasi piena o esagerate piattaforme per la logistica. Solo così si potrà finalmente creare un futuro diverso ed autenticamente sostenibile per un’area che già ha pagato un costo ambientale e sociale enorme negli ultimi quarant’anni. La battaglia di giustizia a Vado Ligure di sicuro non finisce oggi.



[1]    http://www.centralevadoligure.it/2016/06/07/tirreno-power-decisa-la-chiusura-dei-gruppi-carbone-vado-ligure/

[2]    http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1399222800Trib.%20Savona%20-%20decreto%20sequestro%20Tirreno%20Power.pdf

[3]    http://jacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/35/2015/07/N.-5917.13.21-DR.-PAOLUCCI-AVVISO-415-BIS-C.P.P..pdf

[4]    http://www.centralevadoligure.it/2016/06/07/tirreno-power-decisa-la-chiusura-dei-gruppi-carbone-vado-ligure/

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