La BP alla sbarra per devastazioni ambientali in Colombia

Alcuni campesinos che hanno chiesto risarcimento. foto Leigh Day

La giustizia di Londra sta iniziando a far pagare il conto alle multinazionali petrolifere britanniche per i disastri ambientali combinati negli anni in giro per il mondo. Dopo quanto accaduto a inizio 2015, quando la Shell ha acconsentito a risarcire oltre 15mila pescatori della regione del Delta del Niger per i danni causati da fuoriuscite di greggio avvenute tra il 2008 e il 2009 staccando un assegno di 84 milioni di dollari, ora sembra essere il turno della BP.

È infatti imminente la decisione sul caso relativo all’oleodotto di Ocensa, in Colombia. Un serpentone lungo 828 chilometri, interrato a circa due metri di profondità, è stato realizzato negli anni Novanta per trasportare 650mila barili di greggio al giorno dal gigantesco giacimento di Cusiana-Cupiagua, nel centro del Paese. Un centinaio di contadini e allevatori residenti nei pressi del percorso hanno denunciato le inadeguatezze nella progettazione e nella realizzazione della pipeline, alla base degli ingenti danni provocati ai loro terreni. In particolare sarebbero stati bloccati i corsi d’acqua indispensabili per l’irrigazione e il fenomeno dell’erosione sarebbe aumentato in maniera esponenziale.

I campesinos chiedono quindi un risarcimento di oltre 20 milioni di euro quale compensazione per i mancati guadagni legati all’impossibilità di coltivare i loro appezzamenti di terra. Il processo, iniziato lo scorso ottobre dopo sette anni di diatribe legali, è ormai giunto alle battute finali. La sentenza è prevista per inizio febbraio. È la prima volta che la BP viene giudicata da una corte inglese per attività estrattive compiute all’estero e che potrebbero comportare un risarcimento da pagare a cittadini stranieri.

Quattro contadini colombiani sono volati fino a Londra per fornire prove e testimoniare su quanto accaduto sui loro terreni dopo l’entrata in funzione dell’oleodotto. “Non posso più allevare maiali e galline perché non c’è più acqua per loro. Ho fiducia nel tribunale inglese e spero che finalmente sia fatta giustizia” ha dichiarato uno di loro, Velez Montoya.

La BP, ovviamente, nega tutto, asserendo che delle eque compensazioni sarebbero già state pagate e che l’azienda, in partnership con la compagnia nazionale colombiana e con altri giganti del petrolio, avrebbe rispettato in tutto e per tutto la normativa locale.

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