
[di Antonio Tricarico]
La consegna a sorpresa del premio Nobel per la pace 2012 all’Unione europea – avvenuta ieri a Oslo alla presenza di numerosi capi di Stato e governo dell’Ue – ha sollevato numerose polemiche.
In particolare sull’opportunità o meno di incoronare il progetto di integrazione europea proprio nel momento in cui sembra trasformato in maniera poco democratica dal dogma delle politiche liberiste, causa di pesanti tagli alla spesa sociale in tutto il Vecchio Continente e con implicazioni per il rispetto dei diritti umani delle classi più deboli.
Poca attenzione ha ricevuto però l’analisi di quanto l’Ue sia invece promotrice nella pratica quotidiana nel mondo di oggi della cultura dei diritti umani, nata con l’illuminismo francese.
E’ ben noto infatti che l’Ue incontra ancora numerosi problemi ad attuare i suoi obiettivi “orizzontali” di rispetto e promozione dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e della protezione dell’ambiente nella sua azione “esterna”, nonostante il trattato di Lisbona abbia rafforzato l’assetto istituzionale in tal senso. Lo scorso giugno il Consiglio europeo ha deliberato su un quadro strategico e un piano di azione sui diritti umani anche nella sfera economica, commerciale e della sicurezza.
Emblematico proprio della mancanza di coerenza tra gli impegni sui diritti umani della legislazione Ue e le politiche commerciali e sugli investimenti esteri nel mondo, è in questi giorni l’approvazione del nuovo accordo di libero scambio tra l’Ue e la Colombia, un paese travagliato dalle sistematiche violazioni dei diritti umani.
Oggi il Parlamento europeo si dovrà esprimere sull’approvazione o il respingimento dell’accordo. La gravità della situazione in Colombia non riguarda soltanto le repressioni da parte di forze di sicurezza o paramilitari in un contesto di conflitto decennale interno al paese, ma anche le violazioni attuate dalle multinazionali straniere, spesso con la complicità delle forze di sicurezza. La realizzazione delle dighe di El Quimbo e Sogamoso, che vedono il coinvolgimento delle italiane Enel e Impregilo, hanno fatto registrare episodi di violenta repressione.
Le clausole contenute negli accordi di libero scambio sono spesso polarizzate a vantaggio della protezione dei diritti commerciali degli investitori stranieri, a scapito dei diritti delle popolazioni locali. Così si esaspera la situazione sul campo, costringendo i governi a intervenire anche con la forza per non far intralciare i profitti degli investitori, pena cause milionarie a danno dei governi.
Nello specifico, l’accordo Ue-Colombia, inoltre, renderebbe peraltro più aggressivo lo sfruttamento delle risorse naturali e del sottosuolo, settori da sempre segnati da pesanti violazioni dei diritti umani a danno delle comunità locali. La menzione del rispetto e della promozione dei diritti umani nell’accordo è debole, e non così vincolante come tutte le altre clausole commerciali e sugli investimenti. E questo rimane il problema centrale.
Anteporre i diritti umani agli interessi commerciali richiede scelte talvolta difficili, ma necessarie. Per questo, il miglior modo per onorare il Nobel per la pace all’Ue nello spirito dei padri fondatori dell’Unione, tanto evocati in questi giorni, richiederebbe che il Parlamento europeo si opponga alla ratifica dell’accordo di libero scambio con la Colombia, chiedendo che sia mutato per tornare in linea con i principi ispiratori del progetto europeo.