
[di Caterina Amicucci]
Si è aperto ieri a San Paolo, in Brasile, l’incontro del MAB, il movimento brasiliano che lotta per i diritti delle comunità colpite dai progetti idroelettrici. Un primo sguardo ai numeri dà conto di una mobilitazione imponente: 3000 partecipanti provenienti da tutto il paese, 300 volontari addetti al servizio d’ordine e all’organizzazione, 50 giornalisti accreditati, una delegazione internazionale di 40 persone provenienti da 17 paesi. Alla delegazione internazionale partecipano Re:Common e il Forum dei Movimenti per l’Acqua.
Obiettivo dell’incontro, che prevede nei prossimi giorni due mobilitazioni nel centro finanziario della città, è quello di spingere il governo ad approvare una politica che riconosca i diritti delle comunità danneggiate dai progetti idroelettrici che qui in Brasile sono circa 12mila, ma anche a denunciare le violazioni dei diritti umani connessi alla costruzione di grandi dighe.
In Brasile si calcola che sono più di un milione le persone che sono state colpite dalla costruzione di impianti idroelettrici. La maggior parte di loro non ha ricevuto le compensazioni dovute. Oggi in programma una discussione sul modello energetico, il tema più caldo in un paese che negli ultimi undici anni ha coniugato un saldo controllo pubblico delle imprese e delle banche strategiche con un capitalismo finanziario sempre più aggressivo. Affatto casuale è la presenza in forze del sindacato dei lavoratori petroliferi del Venezuela, che nella cerimonia di apertura hanno rivendicato la raggiunta sovranità energetica grazie alle politiche di Ugo Chavez. Punto cardine, in quanto il governo brasiliano è in procinto di approvare una legge per dare le concessioni di sfruttamento petrolifero a imprese multinazionali.
Una delle questioni centrali dell’incontro del MAB è il controllo popolare delle risorse naturali. Come esso debba essere raggiunto in un paese in cui la più grande banca pubblica del mondo finanzia con miliardi di dollari infrastrutture devastanti è la scommessa che i movimenti sociali brasiliani devono affrontare. Per questo il MAB chiama sempre più a un cammino comune puntando su un raduno che affronta i temi della mercificazione di acqua, cibo, energia e della redistribuzione della ricchezza.