Grandi dighe, la conclusione dell’incontro di San Paolo

La manifestazione del MAB a San Paolo - Brasile (foto Amicucci)

[di Caterina Amicucci] da San Paolo (Brasile)

L’Avenida Paulista di San Paolo è una delle strade più importanti dell’America Latina. Nel secolo scorso era l’arteria dove vivevano i grandi latifondisti produttori di caffè in case di ricercato gusto coloniale.

Oggi di quelle case ne sono rimaste pochissime, incastonate tra grattacieli e cantieri di nuovi palazzi in costruzione. Nonostante i cambiamenti, questo chilometro di strada è uno dei più influenti della regione, essendo il centro finanziario dove hanno sede tutte le banche presenti nel paese e non solo.

E’ qui che il MAB – movimento degli Atingidos por Barragens – ha deciso di chiudere il suo incontro, con una manifestazione alla quale hanno aderito diversi altri movimenti fra i quali Movimento Sem terra ed i sindacati del settore energetico. Il tutto in un’atmosfera quasi surreale, creata dalla forza di un contrasto quasi violento fra i colletti bianchi che corrono indaffarati sul marciapiede e i contadini e gli indigeni che sfilano guardandosi intorno frastornati. Un’iniziativa in linea con lo sforzo del MAB di costruire alleanze forti con altri movimenti sociali.

Per questo il tema centrale della mobilitazione è stato quello della sovranità energetica. Il riferimento è alla proposta di legge per aprire una gara internazionale per lo sfruttamento dei uno dei più grandi giacimenti off-shore ancora intatto del paese. Ma il corteo ha fatto visita anche all’ufficio della presidentessa Dilma Rousseff per dare un ultimatum all’approvazione di una legge che protegga i diritti delle comunità colpite dalla costruzione delle dighe.

Nei giorni scorsi un rappresentante della segreteria presidenziale aveva fatto visita ai 3000 militanti del movimenti, impegnandosi pubblicamente nell’approvazione del testo entro fine anno e nel riconoscimento del debito morale nei confronti di quelle centinaia di migliaia persone che hanno perso tutto a causa di progetti idroelettrici, poi senza avere alcuna compensazione.

Ma il MAB rilancia per un’approvazione immediata e per la costituzione di un fondo di risarcimento da finanziare con le royalties dell’idroelettrico. Sono tante le sfide lanciate dal movimento con questo incontro, tra le quali quelle di rafforzare le relazioni internazionali tra i gruppi che si occupano di acqua ed energia.

Una sfida che dovremmo raccogliere anche noi, dal momento che la domanda ricorrente è: “energia per chi e per cosa?”. Domanda analoga a quella posta dai tanti comitati sui nostri territori che si confrontano con i danni ambientali prodotti dai progetti energetici o infrastrutture inutili. Le mobilitazioni del 12 ottobre sono un’occasione per avanzare anche in questo senso.

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