Gasdotto TAP, lo stallo permane

Striscioni No Tap - foto da https://www.facebook.com/comitato.notap

[di Elena Gerebizza]

Impantanato. Questo l’aggettivo con cui definire oggi la situazione del TAP, il gasdotto Trans-Adriatico che dovrebbe collegarsi alla rete del cosiddetto “Corridoio Sud del gas” – ancora da costruire – per portare in Europa il gas proveniente dai pozzi di Shah Deniz in Azerbaigian.

Il condizionale è d’obbligo, perché è da più di sei mesi che il progetto attende l’autorizzazione unica, se mai arriverà. Da dicembre governo e enti locali si sono incontrati in un susseguirsi di tavoli tecnici, tenutisi a cadenza settimanale, per trovare un accordo. Senza successo. Troppe le questioni imprescindibili che sostanziano il “no” della popolazione salentina e che le stesse istituzioni locali difendono. Tra le tante, la questione della violazione della normativa Seveso II, direttiva europea (96/82/CE) per la prevenzione e il controllo dei rischi di accadimento di incidenti rilevanti, che non sarebbe stata applicata preventivamente alla valutazione dell’impatto ambientale del progetto del gasdotto.

Arenata sembra anche la discussione sulle alternative, discussa di nuovo lunedì all’ennesimo tavolo tecnico conclusosi con un nulla di fatto. Secondo il governatore della regione Puglia Nichi Vendola “la Regione Puglia si appresta a negare l’intesa sull’approdo del gasdotto TAP nella Marina di Melendugno, a San Foca”. Due sarebbero i punti che la regione dal canto suo difende, ovvero che il progetto abbia “la validazione scientifica e ambientale da un lato e la validazione democratica dall’altro”.

Ma non è solo per questioni tecniche che il TAP è impantanato. Ad essere in ballo non è “solo” la costa del litorale di Melendugno, ma il futuro stesso del Salento. E su questo proprio la domenica delle Palme si sono espressi i cinque vescovi delle diocesi del Salento, con un appello pubblicato da Famiglia Cristiana.

Nell’appello i vescovi denunciano le principali minacce alla terra salentina: dal dramma della “xylella fastidiosa” che minaccia migliaia di ulivi alcuni di oltre duemila anni, e su cui è aperta un’indagine della magistratura, allo sfruttamento del territorio collegato alla costruzione del gasdotto TAP e alle annunciate trivellazioni del fondale marino dell’Adriatico.

Un appello che si conclude con un grido accorato: “Liberaci dal fango di ogni tipo di interesse, perché possiamo custodire i nostri campi e il nostro mare; […] lFa’ che la fatica per rendere la nostra terra bella e piena di frutti, vinca sul possesso e sullo sfruttamento selvaggio per l’ingordigia di pochi”. Minacce incrociate che pesano su una terra che sta già costruendo il proprio futuro, e che ha manifestato proprio domenica riempiendo la piazza di Sant’Oronzo a Lecce.

È anche in questa chiave che va letta la resistenza al TAP, come la consapevolezza di una popolazione che si sente custode della propria terra e del suo futuro, che sente la responsabilità di proteggere.

da: https://www.facebook.com/comitato.notap - clicca sull'immagine per ingrandire

 

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici