Mercoledì mattina scorso, al Parlamento europeo si è aperto uno spazio critico voluto dai parlamentari Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL), Michele Rivasi (Greens/EFA) e Dario Tamburrano (EFDD), dove esperti e rappresentati della società civile hanno illustrato gli aspetti meno noti dell’estrazione e trasporto del gas, ma anche le ragioni che provano l’inutilità e la dannosità delle numerose nuove infrastrutture in costruzione.
Negli ultimi mesi in molti hanno aperto gli occhi sulle pressioni enormi che una serie di attori, prime tra tutti le grandi multinazionali del petrolio, stanno mettendo in campo per indirizzare i finanziamenti pubblici europei in nuove grandi infrastrutture per il gas. Come segnalato da Corporate Europe Observatory, tra i relatori, in occasione dell’incontro sul clima di Parigi la lobby del gas è uscita allo scoperto, promuovendosi come parte della soluzione ai cambiamenti climatici, con una dichiarazione congiunta firmata dai grandi capi di Eni, Shell, British Petroleum, Total, Statoil (http://newsroom.unfccc.int/unfccc-newsroom/major-oil-companies-letter-to-un/) accompagnata da una pressante presenza nei corridoi di Bruxelles. Qui le lobby del settore industriale sono di casa e lo conferma un cartello che ci ha accolto all’ingresso dell’ufficio passi su piazza Lussemburgo: “Lobbisti a destra, tutti gli altri a sinistra (!)”.
La partita in gioco è chiaramente alta, ovvero garantire il sostegno della Commissione europea per la costruzione di decine di impianti di rigassificazione, stoccaggio e trasporto del gas all’interno dell’UE. Tra questi, il Corridoio Sud del gas è il più costoso e forse anche il più rischioso dei progetti appoggiati dalla Commissione, e che ora necessitano di sostegno finanziario da parte delle banche pubbliche europee – la Banca europea degli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) – per potersi materializzare.
Tra gli interventi, centrale quello del professor Robert Howarth della Cornell University negli Stati Uniti, che ha presentato i risultati dei diversi studi sull’impatto sul clima delle estrazioni e del trasporto di gas di scisto, in particolare delle emissioni di metano, assolutamente sottovalutate finora. Si è parlato anche, dati alla mano, di come in Europa già ci siano le infrastrutture necessarie a trasportare e stoccare il gas, e del conflitto tra gli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030 definiti dalla Commissione europea e il centinaio di nuove infrastrutture nel settore del gas – tra cui rigassificatori, depositi del gas, e nuovi gasdotti tra cui l’opera più imponente è il Corridoio Sud del gas.
I parlamentari presenti si sono impegnati a scrivere alla Commissione europea e alla BEI per segnalare i numerosi aspetti controversi, a partire dall’inutilità del progetto, ma anche le violazioni degli standard internazionali segnalate in Grecia e in Albania in merito alle compensazioni di centinaia di piccoli contadini, oltre che la surreale situazione italiana dove il progetto viene contestato da oramai quattro anni non solo dai residenti ma dalle amministrazioni pubbliche ai vari livelli.
In Italia, come anche in Grecia, diversi sono i ricorsi alla Via ancora in attesa di una decisione finale, che riguardano anche la questione centrale del rischio industriale. In Grecia, la pianura interessata dal progetto è un’ex palude bonificata, ricca di materiale organico e a rischio costante di incendio per autocombustione. Perdite di gas, come quelle frequenti lungo i gasdotti, sarebbero una minaccia concreta per la vita delle persone che vivono e lavorano nella zona. In Italia, la società ancora non avrebbe presentato un progetto esecutivo che accolga le 58 prescrizioni, mancando la scadenza del maggio 2016. Tutti buoni motivi per chiedere alla Commissione europea di rendere conto.
Scarica e leggi a questo link il testo della presentazione di Re:Common.
Video integrale dell’evento:
