Il quarto forum sulle opere inutili e imposte

Forum grandi opere inutili e imposte
Forum grandi opere inutili e imposte, Rosia Montana, foto Gerebizza/Re:Common

Dall’8 all’11 maggio 2014 si è svolto il quarto Forum contro le Grandi opere inutili e imposte (FAUIMP), un incontro di comitati e attivisti di tutto il mondo accomunati dalla resistenza a mega progetti che mettono a repentaglio la vita delle comunità per servire gli interessi di grandi attori privati e dei mercati.

Gli incontri si sono svolti in Romania, nel paesino di Rosia Montana, che da oltre un decennio sta sotto la luce dei riflettori per essere riuscito a animare una grande protesta di scala nazionale e internazionale contro il progetto di estrazione mineraria promosso dal governo locale e dalla canadese Gabriel Resources.
Un progetto folle, che implica la vera e propria rimozione di tre montagne (con la tecnica purtroppo nota in Canada e negli Stati Uniti del mountain top removal) per scavare le ultime vene d’oro della zona (in cui miniere artigianali erano attive già in epoca romana) in quella che dovrebbe diventare la miniera d’oro a cielo aperto più grande d’Europa.

I primi ad opporsi sono stati i residenti, uniti nell’associazione “Alburnus Major”, dando vita a una delle più grandi esperienze di resistenza orizzontale a un mega progetto imposto e pericoloso. Secondo gli attivisti, la Gabriel prevede di utilizzare tra i 30 e i 50 milioni di tonnellate di cianuro ed enormi quantità di acqua, che dovrebbero  poi essere stoccate in un bacino artificiale, per la cui costruzione verrebbe costruita una diga alta 185 metri. Inoltre, la proposta riforma della legge mineraria – bloccata da oltre due mesi di manifestazioni con centinaia di migliaia di persone nelle strade delle città di tutto il paese – introduce l’idea di compensazione per i danni all’ambiente attraverso il meccanismo dell’offsetting, in particolare riferendosi alle montagne come a “monumenti naturali” e quindi all’idea di tutelare le particolari conformazioni geologiche della zona ricreandole in un altro luogo non ben definito.

Così proprio i residenti di Rosia – per lo più agricoltori e allevatori – hanno messo a disposizione le loro terre e e le loro case per ospitare il Forum, e per far conoscere agli attivisti arrivati da Italia, Francia, Germania, Spagna, ma anche Marocco, Tunisia e molti altri la propria vita e il proprio territorio. Tra  passaggi di mucche e il ruspare delle galline, il Forum ha permesso di affrontare temi centrali come quello dei meccanismi di compensazione della perdita di biodiversità collegati alla costruzione di grandi opere, della repressione e della militarizzazione dei territori interessati da grandi opere, dell’inquinamento delle falde acquifere derivato dall’estrazione mineraria ma anche dalle esplorazioni di gas di scisto.

In Romania, due terzi del territorio nel sud-est del paese sono già dati in concessione, nonostante il parere contrario dei cittadini e dei rischi ambientali molto alti. Si è parlato di alta velocità ferroviaria con i diversi comitati contro il TAV, dalla Val di Susa (anche con un messaggio di solidarietà inviato alla manifestazione di sabato 10 maggio a Torino) e da Firenze (dove i lavori per la nuova stazione di Firenze sono oggetto di indagine della magistratura) ma anche dal Regno Unito (interessato dal mega progetto HS2, che rischia di costare oltre 80 miliardi di euro)  e dal Marocco, dove il governo sotto pressione della Commissione europea vuole realizzare una linea di alta velocità che dovrebbe unire Tangeri a Casablanca. Un mega progetto che secondo gli attivisti per i diritti sociali del Marocco costerebbe almeno 3 miliardi di euro per circa 300 km di ferrovia, lasciando il resto del paese senza le infrastrutture di base non solo nei trasporti ma anche nella sanità e nella formazione.

E si è parlato delle nuove iniziative finanziarie europee per il rilancio delle grandi opere (Europe 2020 project bond e Project bond credit enhancement) anche con i gruppi spagnoli impegnati contro il progetto Castor, il primo finanziato con questo meccanismo che ha reso visibili molti dei problemi che la Banca europea degli investimenti e la Commissione europea hanno mancato di evidenziare.

Come la scelta di non tenere in considerazione le valutazioni sul rischio sismico e ambientale (questione su cui sta indagando la magistratura spagnola) ora nel centro del dibattito pubblico in seguito a oltre 200 scosse di terremoto (alcune di livello superiore a 4.2 della scala Richter) che hanno forzato il governo a bloccare il progetto; fino alle clausole capestro prima sconosciute secondo cui il governo spagnolo potrebbe essere obbligato a riacquistare le azioni di questo progetto fallimentare, e a garantire lui stesso il pagamento degli investitori che hanno acquistato 1.4 miliardi di debito legato alla costruzione del deposito di gas Castor e rivenduto nell’estate del 2013 tramite il meccanismo dei project bond europei.

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