
La Banca mondiale non ha fatto nulla per proteggere i diritti di una delle ultime comunità indigene residenti nelle foreste del Kenya. È quanto emerge dal testo del rapporto dell’organo ispettivo semi-indipendente della stessa istituzione, l’Inspection Panel, visionata dal Guardian.
Il quotidiano britannico di recente ha pubblicato un articolo in cui si racconta come migliaia di abitazioni della popolazione Sengwer, che da tempo immemore viveva nella foresta di Embobut, sulle colline del Cherangani, sono state bruciate all’inizio del 2014 per realizzare un progetto conservazionista inteso a ridurre le emissioni di gas serra. Con l’aiuto dei banchieri di Washington il governo keniota si è mosso per “proteggere” la biodiversità della foresta, di fatto allontanando proprio il popolo che ne ha avuto cura. A febbraio si era fatto sentire lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, stigmatizzando la condotta di Nairobi.
Anche il presidente della Banca mondiale, lo statunitense di origini coreane Jim Yong Kim, aveva espresso il suo disappunto, attivando l’organismo di indagine. Peccato che, come rivela il Guardian, il management dell’istituzione abbia del tutto ignorato le critiche espresse nel rapporto dell’Inspection Panel.