La Borsa di Wall Street ha appena pubblicato l’ultimo elenco delle compagnie escluse dal suo Sustainability Index, in cui figura anche la multinazionale petrolifera italiana Eni. Il Dow Jones Sustainability Index include solo il 10% delle 2.500 maggiori società mondiali che risultano ai vertici della sostenibilità.
La presenza del Cane a Sei Zampe nell’elenco ristretto delle società più “virtuose” era da tempo contestata dalle realtà attive nell’azionariato critico, in particolare Re:Common e la Fondazione Culturale Responsabilità Etica (leggi l’articolo a questo link).
L’Eni è uscita contemporaneamente sia dall’indice “Mondo” sia da quello “Europa”, unico caso di doppia bocciatura tra le società italiane vittime della sforbiciata – oltre alla oil corporation sono state estromesse anche Unicredit, STMicroelectronics, Leonardo-Finmeccanica, Terna.
L’esclusione pesa parecchio per una società che aveva fatto del rispetto dei criteri Esg un suo biglietto da visita, tanto da avere legato gli stipendi dei suoi manager anche alla gestione di queste variabili e tanto da essere entrata in questo importante indice nel lontano 2007. Insomma, non è una buona notizia per l’immagine dell’azienda, alle prese con indagini aperte che toccano la governance dell’azienda.