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La Corte Suprema slovacca ha dichiarato illegittimi i lavori di costruzione dei reattori 3 e 4 della centrale nucleare di Mochovce. L’impianto è di proprietà della Slovenske Elektrarne, a sua volta controllata dall’Enel con il 66 per cento delle quote.
L’iter del ricorso, iniziato nel 2006 e presentato da Greenpeace, ha comportato anche un passaggio al Comitato di controllo dell’applicazione della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.
Proprio il non corretto processo di consultazione nell’ambito della valutazione di impatto ambientale per il progetto è alla base della decisione della Corte, la quale ha deliberato che l’Autorità di Controllo sul Nucleare durante lo schema di autorizzazione avrebbe dovuto sentire Greenpeace Slovacchia in qualità di soggetto interessato nel procedimento.
La stessa Autorità ha fatto sapere che emetterà una nuova decisione in materia, fornendo a Greenpeace la documentazione sulla costruzione degli impianti. Nel frattempo il permesso di costruzione resta però in vigore, in attesa di ulteriori sviluppi.
Il progetto da 3,7 miliardi di euro, peraltro, ha già comportato una serie abbastanza lunga di inconvenienti. I costi sono lievitati sensibilmente con la necessità di adempiere a nuove misure di sicurezza dopo l’incidente di Fukushima dell’11 marzo 2011, mentre i tempi si sono dilatati di quasi due anni rispetto alle stime iniziali.