ECOFIN, progressi solo sulla lotta a evasione ed elusione fiscale

Commissione europea

[di Antonio Tricarico]

L’Ecofin di ieri si è chiuso con un sonoro nulla di fatto sulla Tassa sulle transazioni finanziarie. Un dossier su cui l’Italia, tra gli 11 paesi che hanno lanciato una cooperazione rafforzata europea, nonché presidente di turno dell’UE, non ha mai davvero creduto. Una mancanza di leadership ha consentito di far emergere nuove divisioni tra gli undici paesi, a partire dalla Francia, che ha cercato ripetutamente un’esenzione dall’imponibile per i prodotti derivati e di limitare la tassa sulle azioni solo al momento della loro emissione.

Da gennaio il negoziato passa nelle mani della presidenza lettone. Per la verità i ministri delle finanze, incluso quello francese, si sono impegnati a chiuderlo in pochi mesi. Staremo a vedere. Di sicuro il governo Renzi non ha centrato l’obiettivo, e forse non lo voleva davvero centrare. Il rischio è che passata la bufera della crisi finanziaria – e in presenza solo delle immani macerie economiche che ha lasciato – il momento per avere finalmente una Tobin Tax estesa a tutte le transazioni possa davvero sfumare. E allora bisognerà aspettare la prossima crisi per raggiungere un accordo su questa tanto agognata tassa contro la speculazione finanziaria.

Una nota più positiva arriva dalla lotta all’evasione e all’elusione fiscale. È passata la nuova direttiva sul legame tra casa madre e filiali controllate dalle multinazionali, così come è stato approvato definitivamente anche lo scambio automatico di informazioni tra autorità dei vari paesi Ue, superando così il segreto bancario. Continuano quindi i passi, seppur lenti, nella giusta direzione a livello europeo.

Tutto ciò proprio quando emergono ulteriori dettagli dello scandalo LuxLeaks. Sarà il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean Claude Junker, “dimezzato” dopo questo scandalo, a introdurre ulteriori regole più dure contro l’evasione ed elusione fiscale dei gruppi multinazionali quali l’obbligo di pubblicazione di bilanci disaggregati paese per paese per tutti i settori economici? In questo modo soltanto si potrà capire una volta per tutte quante poche tasse pagano le multinazionali in Lussemburgo a fronte dei loro enormi profitti. Anche su questo solo nel 2015 si capirà se Juncker rinnegherà il suo passato.

In ogni caso il perdurare della crisi economica continuerà a spingere i governi, anche quelli più liberisti o riluttanti perché in combutta con le proprie multinazionali, a fare qualcosa contro l’elusione fiscale, per giustificare politicamente le tante ed elevate tasse da far pagare ancora al resto dei contribuenti a fronte dei pesanti vincoli sui bilanci pubblici. Forse l’unica cosa utile di questa crisi economica senza fine.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici