
Il Comitato dei Ministri cileno (Comité de Ministros) ha deciso di non esprimere un giudizio definitivo sui 34 ricorsi presentati in merito all’approvazione delle cinque dighe del consorzio HidroAysén (di cui ha la maggioranza Endesa-Enel) sui fiumi Pascua e Baker in Patagonia.
Il Comitato, invece, ha richiesto ulteriori studi di approfondimento sugli impatti degli impianti idroelettrici sui corsi d’acqua interessati e nella regione dell’Aysén. Di fatto per i cinque mega-sbarramenti in Patagonia si parla ora di una sorta di rinvio sine die. Come ha fatto giustamente notare Amanda Maxwell del Consiglio per la Difesa della Patagonia “questo ulteriore ritardo è un chiaro segno di come il progetto dell’HidroAysén non rientri nel futuro energetico del Cile”.
Nel maggio 2011, dopo tre anni di revisioni, le cinque mega-dighe avevano ricevuto il nulla osta ambientale dalle autorità preposte. Negli ultimi due anni e mezzo il Comitato, la più alta autorità amministrativa cilena, ha esaminato gli appelli e le osservazioni presentati dalle realtà della società civile locale che si oppongono alla costruzione dell’opera ma, come visto, ha preferito attendere per un pronunciamento definitivo.
Per gli studi supplementari potrebbe servire anche un anno intero. Nel frattempo, l’11 marzo, entrerà in carica la neo-presidentessa Michelle Bachelet che, a dispetto di quanto lasciato intendere nel suo precedente mandato (2006-2010), potrebbe cancellare per sempre il progetto. Proprio la Bachelet prima delle elezioni aveva espresso forti perplessità sulle cinque dighe dell’HidroAysén.