[di Caterina Amicucci] Questa mattina i partecipanti all’incontro nazionale del MAB hanno lasciato il parco dove sono accampati poco fuori la città per “invadere” San Paolo. Un corteo di circa tremila persona ha infatti bloccato una delle arterie principali della città per diverse ore. Una marcia colorata e pacifica che ha sfilato per diversi chilometri per poi raggiungere il Business Center, una gigantesca area che ospita la sede di diverse multinazionali.
Fra queste Siemens e Alstom, protagoniste di uno scandalo durato più di vent’anni e smascherato recentemente nelle aule di tribunale in Svizzera. Alla fine degli anni Ottanta, le due multinazionali, insieme ad altre 13 imprese europee, hanno formato un cartello per spartirsi la torta della costruzione e della manutenzione della linea 5 della metropolitana di San Paolo. In sede giudiziaria è stato accertato che il governo di allora, in mano alla destra, aveva ricevuto tangenti per milioni di dollari, consentendo alla cordata di imprese di spartirsi i contratti con prezzi gonfiati del 30 per cento.
Il MAB ha scelto di puntare il dito su una storia che gli organi di informazione e l’esecutivo attuale non hanno voglia di rivangare, ma che ha causato un danno di centinaia di milioni di dollari ai contribuenti brasiliani. Una pratica, quella della corruzione, molto comune anche nel business dell’idroelettrico dove Alstom e Siemens sono leader nella fornitura delle componenti elettromeccaniche e in alcuni casi partecipano direttamente alla promozione dei progetto.
E’ il caso della diga di Belo Monte che sconvolgerà la vita delle comunità indigene che vivono lungo il fiume Xingu, della quale Siemens partecipa direttamente con il 35 per cento delle quote. La manifestazione ha visto un sostegno deciso dei movimenti giovanili, in particolare del Levante Popular da Juventud, uno dei protagonisti delle mobilitazioni che hanno portato milioni di persone in strada per protestare contro l’aumento dei trasporti. Una protesta che è riuscita a mettere al centro dell’agenda politica la riforma del sistema del finanziamento privati ai partiti aprendo la strada ad un possibile referendum popolare. Gli stessi privati ai quali oggi è stato recapitato un messaggio molto chiaro: “siete dei corruttori!”.