
“Non vogliamo alcun perdono, ma chiediamo che il governo ci liberi e ci chieda scusa per le violazioni dei nostri diritti”. Questo è il passaggio più importante della dichiarazione rilasciata dal carcere dalla giornalista azera Khadija Ismayilova, condannata lo scorso anno a sette anni e mezzo di reclusione con accuse universalmente riconosciute come “fittizie”. Ora la Ismayilova ha avanzato una richiesta di amnistia per sé e altri due colleghi giornalisti incarcerati, Gilal Mamedov e Parviz Gashimli.
A confermare la notizia ad alcuni media della regione del Caucaso è stato uno dei legali di Khadija, Yalchin Imanov. Prima della fine del 2015 il presidente azero Ilham Aliyev ha concesso l’amnistia a 210 detenuti, ma tra loro non c’era nessuno degli oltre 100 attivisti per i diritti umani, avvocati e giornalisti attualmente “ospiti” delle prigioni di Baku e del resto del Paese. Voci scomode che, come nel caso della Ismayilova, hanno svelato all’opinione pubblica internazionale i torbidi affari della élite politica azera, arricchitasi negli ultimi due decenni grazie ai proventi dello sfruttamento petrolifero.
Mentre negli Stati Uniti si parla di introdurre una normativa che vieti il visto d’entrata a cittadini azeri coinvolti direttamente con le violazioni dei diritti umani in atto, l’Europa sembra restia a far sentire la sua voce. In particolare latitano le critiche all’esecutivo di Baku, che di democratico ha solo una sottile patina, come dimostrato da innumerevoli rapporti dell’OSCE, da parte del governo guidato da Matteo Renzi. Evidentemente troppo occupato a esaltare la presunta utilità per il nostro Paese e per l’Europa del gasdotto TAP, nei cui tubi passerà proprio il gas azero. Intanto i problemi che da anni caratterizzano il progetto non sembrano diminuire.
È notizia di pochi giorni fa che anche la crisi della xylella, la malattia che avrebbe colpito centinaia di alberi d’ulivo salentini, e lo scandalo che ha travolto il Commissario Silletti e il suo “piano” stanno occupando a pieno la magistratura, i cui provvedimenti di sequestro delle piante potrebbero fermare i lavori per la realizzazione dell’opera a tempo indeterminato. Anche se già si parla di un decreto ad hoc…(http://ww2.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/2397/Xylella–ipotesi-decreto–per.html)