Algeria, le comunità locali non vogliono il gas di scisto

foto da http://platformlondon.org

[di Elena Gerebizza]

Centinaia di persone si sono riversate nelle strade dell’Algeria a partire dai primi giorni di gennaio. Per sei giorni hanno continuato a manifestare contro l’inizio delle esplorazioni di gas di scisto annunciate dal governo il 27 dicembre 2014, impedendo l’inizio dei lavori. Il cuore della protesta è la regione di In Salah, nel sud del paese, abitata da circa 36mila persone che hanno denunciato come il governo avrebbe deciso di iniziare le operazioni senza consultare i residenti e senza realizzare una valutazione ambientale degli impatti. La regione ospita la più grande riserva acquifera del deserto del Sahara, condivisa con la Tunisia e il Marocco. Una riserva d’acqua su cui si fonda il fragile equilibrio della regione e il sistema agricolo tradizionale del Sahara, che permette la vita nella regione da migliaia di anni.

Il governo algerino ha risposto alle proteste con la violenza, inviando sul posto reparti di polizia da Algeri e da altre città del nord del paese per riprendere il controllo delle strade bloccate dai manifestanti. Nel corso delle ultime settimane le proteste sono continuate e hanno portato qualche giorno fa all’occupazione del luogo dove la Sonatrach vorrebbe iniziare con le esplorazioni.

Sono dell’inizio di questa settimana le accuse del ministro dell’Energia algerino di “anti-patriottismo” e destabilizzazione rivolte ai manifestanti. Dichiarazioni che non fanno altro che aumentare la tensione in una regione che dista circa 1273 chilometri da Algeri, e 666 chilometri da Tamanrasset, dove ha sede l’amministrazione regionale e dove la povertà, la precarietà e la disoccupazione rappresentano la realtà per la maggior parte degli abitanti.

In Salah è una delle più importanti regioni per la produzione di gas del paese, gas che viene quasi interamente esportato verso l’Europa (principalmente attraverso Italia con il gasdotto TransMed e il Med Gaz con la Spagna) senza lasciare alcun beneficio sul territorio. A In Salah non ci sono servizi medici o infrastrutture sociali, gli ospedali più vicini sono a Tamanrasset o Ourgla, e gli abitanti si sentono discriminati dalle politiche nazionali.

Nel 2013 il governo algerino ha rivisto la legge sugli idrocarburi, permettendo l’apertura di nuove concessioni e favorendo la rigenerazione di un apparato di potere autoritario fondato sulla redistribuzione dei proventi del petrolio tra le elites. Dal 2011 la Sonatrach, assieme a Saipem e alla francese Technip, sono state oggetto di un’indagine anti corruzione internazionale chiusa a inizio gennaio, che arriverebbe ai vertici del governo locale e della società italiana, e legata ad appalti nel settore petrolifero algerino per circa 8 miliardi di euro.

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