
[di Caterina Amicucci]
In questi giorni settanta attivisti provenienti da 20 paesi si sono dati appuntamento a Bilbao raccogliendo l’invito del MAB, movimento brasiliano contro le grandi dighe e di Mundobat, il nodo basco de La Via Campesina.
L’incontro, articolato intorno all’assunto “acqua, terra ed energia non sono merce” è parte della strategia dei movimenti latinoamericani di rafforzare le relazioni con i movimenti sociali europei. Molti i temi affrontati: dalla sovranità alimentare ed energetica, alla finanziarizzazione dell’acqua e della natura, all’opposizione al potere e all’impunità delle multinazionali, fino alla drammatica repressione che stanno subendo gli attivisti in America Latina. Il rafforzamento e l’articolazione regionale dei movimenti che resistono alle grandi dighe e ai progetti minerari ha infatti alzato il livello di scontro in quasi tutti i paesi latinoamericani. Purtroppo sono centinaia gli attivisti assassinati dall’inizio dell’anno.
La scelta di Bilbao per il meeting non è stata casuale. La città è infatti la sede del BBVA e Iberdrola. La prima è una delle più grandi banche spagnole molto attiva nel finanziamento delle maggiori imprese energetiche mondiali: Endesa (controllata dall’Enel), Iberdrola, Repsol, Total, Siemens, solo per citarne alcune. La banca, oggi presente in tutta l’America Latina, è anche accusata di essere il primo evasore fiscale del paese, dal momento che ha ben 23 succursali in noti paradisi fiscali. Iberdrola invece è una delle più grandi multinazionali energetiche spagnole, costruttrice di grandi dighe soprattutto in Brasile, dove ha 16 progetti in corso, tra le quali la devastante diga di Belo Monte sul fiume amazzonico Xingu.
Ieri pomeriggio gli attivisti hanno invaso il centro della città, organizzando nella piazza centrale un tribunale popolare con testimoni dal Brasile, Messico, Grecia e numerose regioni spagnole. Le accuse mosse riguardavano, oltre alla diga di Belo Monte, un’altra mega diga in uno dei parchi più famosi del mondo, quello delle cascate di Iguazu, i giganteschi parchi eolici nell’istmo di Oaxaca in Messico e a Creta in Grecia, fino ai numerosi progetti idroelettrici sul fiume spagnolo Ebro.
Testimonianza a distanza sono anche arrivate dai lavoratori precari dell’indotto di Iberdrola.
L’impresa è stata giudicata colpevole di violazione di diritti umani, di devastazioni ambientali, e di aver imposto progetti che le comunità rifiutano totalmente. A chiusura del tribunale, un colorato corteo a ritmo di Samba ha attraversato la città, realizzando stunt sotto i grattacieli di BBVA e Ibedrola. L’incontro termina oggi con la determinazione a proseguire e rafforzare questo percorso comune di riflessione e di azione comune tra Europa e Sud America.
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