
[di Antonio Tricarico]
Oggi è una giornata intrisa di speranza. Finalmente si tiene un’azione europea dei lavoratori e dei cittadini contro la crisi e chi la usa per imporre tagli e privatizzazioni. Re:Common aderisce a questa rinascita di un’opposizione pan-europea alle politiche di austerità e per riprendere il controllo dei beni comuni, sotto attacco come non mai.
Non ci si può nascondere però che, nonostante la convocazione europea, oggi le proteste e le manifestazioni più grandi saranno nei paesi della “periferia”, i più colpiti dalla crisi e dagli squilibri interni all’Unione europea. Fermare le politiche di austerità è fondamentale, ma non sufficiente per uscire dalla situazione attuale. Senza forzare la trappola del debito è difficile che emergano altre strade da percorrere. E’ questione di poco tempo e la Spagna salverà altre banche e dovrà anch’essa chiedere aiuti alla Troika. L’Italia, il cui sistema bancario oggi celebra un ritorno agli utili – almeno per alcuni – non è poi così ben messa, avendo ormai quasi raggiunto la soglia psicologica dei 2.000 miliardi di euro di debito.
È ormai palese che nei paesi PIIGS la scure si abbatterà sui beni pubblici con la loro privatizzazione. Alla Grecia forse si darà più tempo per ridurre il deficit, ma intanto i nuovi prestiti esigeranno ulteriori pesanti privatizzazioni. A quel punto anche i movimenti sindacali, oggi restii a mettere in discussione apertamente il pagamento del debito, o quanto meno gli esorbitanti interessi da corrispondere ogni anno, capiranno che se si vuole sfidare il dominio assoluto dei mercati internazionali di capitale sulle nostre economie e società questa sfida va accettata.
Per ottenere tutto ciò serve tradurre la spaccatura sociale ed economica che oggi vediamo in Europa – tra centro e periferia – in un conflitto politico, a partire da un’iniziativa dei paesi PIIGS che metta in discussione il tabù del debito. Solo allora si potrà stabilire chi deve a chi e si discuterà anche nel centro germanico se dovranno essere i ricchi e le banche e non i lavoratori a subire perdite qualora tutto il debito dei PIIGS non sarà ripagato.
Oggi splende un raggio di sole che non si vedeva da tempo, ma per sprigionare tutta la sua energia politica c’è bisogno di visione e coraggio.